Oggi ho conosciuto le più belle danzatrici del mondo.

Mi sono svegliato alle 5.30 perché volevo essere il primo della giornata a vederle e soprattutto volevo essere da solo con loro. Mi sono avviato al Chili bar, una terrazza sul mare, e sono passato nel viottolo che costeggiava la struttura per arrivare alla spiaggia. Mi sono messo maschera e pinne e sono partito verso lo strapiombo carattereistico di quel tratto di mare. Era sicuro che le avrei trovate lì. Sono stanziali tutto l’anno e vivono indisturbate da grandi predatori. Le sardine. Nell’ avvicinarmi ne ho visto un gruppetto scappare veloce, poi sempre di più fino ad imbattermi in un gorgo così fitto che era diventato impossibile vedere la luce. Danzano, le sardine, con le stesse movenze degli storni di uccelli nel cielo di Roma in ottobre. Le sardine però lo fanno solo quando vengono disturbate. Quando si muovono mostrano i fianchi argentati e quando ruotano il corpo verso la luce del sole brillano di una luce abbagliante. Sono milioni e sono tutte distribuite nei primi 5 metri d’acqua. Quando mi immergevo più profondo restavo al buio perché il fitto banco bloccava completamente i raggi solari. Vedevo sopra di me la forma del nuvolone scuro e iniziavo a risalire per bucarlo creare una ciambella di sardine in fuga intorno a me. Una volta l’ho fatto in discesa e quando sono arrivato al fondo roccioso, sorpresa! C’era una tartaruga verde che brucava. Anche lei quando ha deciso di allontanarsi verso il mare aperto ha fatto aprire il banco di sardine come un sipario.

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Dopo un’ora avevo esaurito il fiato e sono tornato alla scuola di apnea dove ieri sono riuscito a prenotare una lezione di nuoto con la monopinna con Giovanni. Sarebbe stato bello nuotare tra le sardine in assetto da sirenetto ma ancora non ne ero capace. Lo testimoniava il fatto che alle prime vasche finivo schiacciato sul fondo della piscina. Entro la fine della lezione sono diventato stabile e proverò ad allenare questa specialità in futuro. Da Moalboal è tutto. Sono saltato sul taxi in direzione Maya Port, sulla punta nord dell’isola di Cebu. Abbiamo percorso 200 km della costa ovest, ovvero tre quarti della lunghezza dell’isola. A metà strada con mia grande meraviglia siamo passati davanti al mega cantiere navale giapponese di Tsuneishi Cebu. Lo conoscevo molto bene perché quando lavoravo nel settore avevo a che fare con molte navi costruite proprio in questo enorme cantiere. Sono fatte col miglior acciaio giapponese ma con la manodopera filippina quindi hanno un’ottimo rapporto qualità prezzo. Maya Port non era la mia destinazione finale, ma bensì il punto dove prendere il traghetto per la bellissima isola di Malapascua. Dopo aver pagato il biglietto e la solita “environmental tax” che ti obbligano a pagare in ogni villaggio in cui arrivi, sono salito su una bangka (la classica barca a trimarano) insieme a una ventina di persone della zona, 5 o 6 turisti, due casse di patate, una tanica di olio per friggere e qualche altra scorta per gli isolani.

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La sensazione che si ha sul traghetto mentre ci si approccia a un’isola è magica. Lo è dovunque nel mondo. L’ho sentita arrivando a Ponza, a Ischia, a Hydra, a Paxos, a Koh Tao e in qualsiasi altra piccola isola io sia mai sbarcato: dopo un po’ di navigazione ci si avvicina alla nuova costa, piena di vegetazione e scogliere che danno una sensazione di calma. Poco prima di entrare in porto è saltato un pesce, forse un tonnetto, poi l’arrivo al molo. Sei in un posto nuovo e cerchi di orientarti ma per i primi pochi minuti è impossibile per via del turbine di persone impegnate a caricare, scaricare, offrirti un taxi o qualsiasi altro servizio abbiano da vendere. I parenti residenti sull’isola cercano quelli che stanno sbarcando, è pieno di motorini che ronzano in tutte le direzioni. Appena superata quella fase di purgatorio, finalmente la tranquillità. Ci si rende conto che il ritmo di vita dell’isola è diverso da quello che abbiamo lasciato indietro. Tutto è più lento, più silenzioso, più sereno. Mi sono diretto al centro sub che mi aveva consigliato Bahr, Atlas Divers. Ho provato tutta la mia attrezzatura per l’immersione in programma domani, poi sono andato a fare check in nel mio “Tribal hut”, una specie di capanna triangolare di legno e foglie di palma quasi sulla spiaggia. Non ci sono pareti, solo tende. Chiunque volesse potrebbe spostare la tenda e prendere qualsiasi cosa nel mio bagaglio ma non mi sono nemmeno posto il problema.

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L’atmosfera è estrememente amichevole. Io ero un vortice di energia perché quando arrivo su una nuova isola devo andare a scoprirla immediatamente. Rowena, la hotel manager che mi ha accolto al mio arrivo, ha offerto di farmi da guida. Era quasi l’ora del tramonto e secondo i miei calcoli saremmo riusciti ad arrivare al vecchio faro per vedere il calar del sole. Rowena consigliava di prendere il motorino ma io volevo scoprire l’isola passo per passo, soprattutto dopo tante ore di viaggio. Abbiamo visto un tramonto spettacolare da una spiaggetta vicino al faro.

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Rowena ha una storia simile a molte che ho sentito dai filippini che ho incontranto durante il viaggio. Giovane madre di tre figli, moglie diligente che si occupava di tutta la famiglia, eppure tradita più volte dal marito. Finalmente un giorno ha deciso di andarsene da Bantayan, la sua isola natale e iniziare una nuova vita a Malapascua. È apertamente alla ricerca di una relazione con un turista e Malapascua si presta benissimo dato che attira appassionati di subacquea da tutto il mondo. Ha avuto storielle passeggere con spagnoli, francesi, tedeschi e per fortuna aveva già smarcato dalla lista anche gli italiani. Io ho già deciso che manterrò la debita distanza da questo punto di vista, ma era inevitabile che passando a piedi davanti alle case dei sui amici e parenti si sentisse qualche commento. Alcuni erano bisbiglii, altri schiamazzi entusiasti. Ma la prendo a ridere. Rowena è una piacevole compagnia e un’ottima guida dell’isola. Siamo rientrati verso il paese al buio. Non erano neanche le 19 ma a me sembrava mezzanotte con tutte le cose che ho fatto oggi. La piazzetta in mezzo al paese è il ritrovo degli istruttori di sub dopo la giornata di lavoro. Ci sono dei banchetti con pesce fresco e tagli di pollo e maiale marinati che grigliano sul momento e consegnano ai vari tavoli sparsi per la piazza. Rowena mi ha presentato qualche dive master europeo, penso un buon mix tra suoi amici e suoi corteggiatori. Io non mi soffermo troppo, questa giornata sembra essere durata 48 ore e me ne vado a dormire nella mia capanna. Domani sveglia alle 4.45. Buonanotte