La domenica pigra.

Stamattina mi sono preparato alla partenza ascoltando la messa professata al megafono dalla chiesa a qualche centinaio di metri dalla capanna. Prima di salpare volevo andare a fare un ultimo giro di snorkeling alla Tapanee beach, conosciuta per essere il rifugio dei piccoli squali pinna nera. Mi hanno detto che bisognava pagare un biglietto per entrare in acqua dalla spiaggia. Io mi ero rotto di pagare piccole tasse senza senso e dunque ho provato a fare un percorso alternativo, girando dalla spiaggia accanto. Ho scavallato la collinetta e ho iniziato la discesa verso la spiaggia. Su un muro un po’ diroccato c’era la scritta R.I.P., ho pensato che fosse un messaggio di addio ad un altro resort caduto in disuso, come molti sull’isola. Continuando qualche metro mi sono reso conto che ero in mezzo a un cimitero in riva al mare: non male come location. È stata una sensazione inaspettata ma che alla fine ho saputo apprezzare perché ho potuto nascondere la mia borsetta del mare comodamente tra due tombe.

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Quello che mi metteva più in soggezione era l’unica persona viva che c’era da quelle parti: il guardiano della spiaggia che mi ha obbligato a entrare in acqua dalla spiaggia ufficiale e che però non mi ha fatto pagare il biglietto. Mi è piaciuta questa nuotata, la prima senza pinne da quando sono in Filippine. Mi sentivo un po’ più indifeso e non sapevo se avessi veramente voglia di vedere uno squalo in quelle condizioni. Ne ho visto uno, piccolino e un po’ schivo ma dalle movenze si capiva che era un predatore di indole più aggressiva rispetto allo squalo volpe. L’ho seguito per un po’ ma ero troppo lento. Sono uscito dall’acqua e ho deciso che oggi l’avrei passato spaparanzato su un’amaca. Ho cancellato tutte le organizzazioni di viaggio, che in realtà non c’erano mai state. La giornata è passata benissimo. La tribal community che era stata messa insieme dal proprietario di queste tende è molto coesa. Qua vivono vari artisti che si esibiscono la sera in giro per il villaggio. Mentre mi dondolavo sull’amaca è arrivato un cantautore che ha provato 5 o 6 pezzi con la chitarra, poi è passato un ragazzo con i rasta che la sera fa il mangiafuoco e poi di nuovo un altro chitarrista. Intanto qualcuno faceva da mangiare nel cucinino o sbucciava un mango e lo metteva sul tavolone tondo di legno per condividerlo con tutti, me compreso. Dopo tre quarti di giornata in ozio mi sono ritrovato per cena con Nicolas lo svizzero (e l’immancabile Rowena) per scambiarci le foto e i video che avevamo fatto durante le immersioni. L’altro giorno, sulla barca del diving lui e una ragazza di Cebu city mi avevano mostrato tutta una serie di soluzioni high-tech per fare i video sott’acqua e trasferirli a telefono e computer. Lei aveva una telecamera a 360 gradi, lui un lettore di sim da collegare direttamente all’iphone, lei poi aveva una scatola per portare il telefono fino a 80 metri di profondità e usare quello per fare le foto. Io avevo una specie di gopro tarocca che tra l’altro non trovo più. Menomale che avevo trasferito tutti i video di Moalboal e di Malapascua sul computer. Quelli di Panglao si sono autocancellati. Probabilmente sono incapace io. Era la mia ultima notte sull’isola e l’ultima opportunità di Rowena. Mi sono impegnato a spiegarle cosa ne pensavo della sua attrazione per gli stranieri e perché, a mio parere, sta vivendo un sogno che è difficile realizzare e che potrebbe portarle continue delusioni. Forse ho preso troppo sul serio la sua situazione. Forse do troppa importanza all’etica nella relazione tra due persone, chissà. Buonaotte.