In Filippine, quando qualcuno parte, tutti salutano finché non riescono più a vederlo nella distanza. Secondo la tradizione, in questo modo il saluto durerà fino alla prossima volta che ci si rincontra. È così che mi hanno salutato dal pontile Cris e i miei nuovi amici di Pangatalan mentre partivo per la mia prossima destinazione.

La mia ultima attività sull’isola, stamattina, è stata l’immersione per completare il rilascio dei 200 pesci che si erano ormai acclimatati all’ambiente marino nelle scorse 24 ore. Ho filmato mentre Jun e Master sollevavano le campane di rete e davano ufficialmente libertà a tutti i pesci. Ognuno si è comportato in maniera diversa. Quelli che appartengono a una specie facilmente predabile sono scappati come delle saette, gli altri si sono presi il loro tempo ma quasi tutti si sono avviati verso il reef più vicino. Li ho seguiti. Era pieno di grossi predatori, soprattutto snapper e sweetlips di almeno tre chili. Chissà che bello spavento si sono presi i nostri pesci abituati alla comoda vita domestica. Tornato alle gabbie indovinate chi se la stava prendendo fin troppo comoda? I piccoli barramundi tonti. Per me sono chiaramente il panda del mare. Teneri, paffuti, carini e coccolosi ma evidentemente tardi e incapaci di difendersi da soli. Con le grandi pinne tonde che sfarfallano sembra che stiano provando a tenersi in equilibrio da ubriachi. Speriamo di rivederli cresciuti e forse genitori fra qualche anno. Sono riconoscibili grazie a un puntino di inchiostro visibile con luce ultravioletta che Jun ha applicato sul peduncolo caudale di tutti i pesci.

Al rientro da questa missione ho preparato i bagagli, e sono andato in punta al pontile dove mi aspettava la barca. Ho consegnato a Cris la lettera di ringraziamento che avevo scritto per lei e Fred e sono partito. Ero un po’ commosso mentre mi allontanavo in barca per tornare sulla terraferma. Non c’è stato bisogno di versare lacrime, ci ha pensato la pioggiona che ci ha investito nel tragitto. Sono sbarcato a Sandoval. In quattro giorni gli abitanti del paese avevano già levato tutti gli alberi caduti e ricostruito il ponte di legno. Avevano anche ripulito dall’allagamento il centro di ricerca sui coralli che Sulibaai ha aperto col sostegno di Blancpain, l’orologiaio svizzero. Sarà per questo che sono tutti inspiegabilmente puntuali? Aspettando il van per El Nido ho fatto una piccola passeggiata nell’orto del centro, pieno di lemongrass, ananas, manghi e altra verdura meravigliosa.

Sulla strada la visibilità era peggiore di quella durante l’immersione dell’altro giorno. Era colpa di Dante, il nuovo tifone che si sta abbattendo sulle Filippine. Avrei un volo per Cebu domani mattina presto ma visto il tempo è probabile che domani l’aereo non parta. Intanto ho conosciuto due ragazzi olandesi e due spagnoli nella lobby dell’hotel a El Nido (quello di Alec, la figlia di Cris). Siamo andati a cena insieme in paese, affrontando le intemperie e guadando i veri e propri fiumi sulla strada.

Sono simpatici ma dopo cena sono voluto scappare in hotel. Mi sono reso conto che non riuscivo a sopportarli. Ero passato di colpo dalla pace dei sensi a luci, musica e ai cocktails economici. Loro e tutti gli altri turisti che ho visto nel villaggio sono qua per divertirsi a spese della natura. Probabilmente non se ne rendono neanche conto, ma al suono di “let’s get drinks mate” stanno sovrappolando le baie, disperdendo immondizia, creando un’enorme domanda di tonno e altri pesci pregiati, incentivando le costruzioni sulla costa e tutta una serie di altre attività che possono solo fare male. Non riesco a pensare che anche io sono uno di loro, ma soprattutto non riesco a vivere con serenità il contrasto tra dove ero stamattina e dove sono stasera. Finalmente, tornato alla mia tranquillità, rifletto. In questi pochi giorni a Pangatalan ho avuto la sensazione di essermi integrato molto bene e di aver contribuito attivamente a tutte le attività riguardanti l’acquacoltura e il ripopolamento nelle aree marine protette. È stata, purtroppo, solo una sensazione. Io ho seguito una singola immersione di campionamento del reef ma Kim continuerà a immergersi per tempi lunghissimi tutte le mattine e tutti i pomeriggi di tutto l’anno per documentare la validità degli sforzi che si stanno facendo nelle aree marine protette. Io ho aiutato in una operazione di dispiegamento e recupero delle nasse e a liberare in natura 200 pesci cresciuti nel fish lab. Jun deve fare entrambe le cose almeno una volta a settimana se vuole raggiungere il suo obiettivo di ripopolare 10mila pesci all’anno. Lo deve fare senza sosta, col sole, con la pioggia e con il vento. Fred gira il mondo per sensibilizzare persone, aziende e governi sull’importanza di quello che stanno facendo qui. Lo fa per raccogliere fondi per il suo progetto, ma lo fa insegnando a ogni persona che incontra come ci si deve comportare nei confronti del mare. Domenica, al mio arrivo, era rilassato, ma mano mano che ci inostravamo nella settimana era sempre più teso e sotto pressione per questioni lavorative. Io ero in vacanza sull’isola, al più un ospite appassionato della materia e capace di seguire e dare qualche consiglio qua e là nel mio piccolo. Mi sono goduto le attività che ho svolto e ho riposato per l’altra metà della giornata. Mi invitavano a fare le cose che mi avrebbero divertito ma in sottofondo ne facevano tante altre, meno emozionanti, di cui non sono tutt’ora al corrente. Queste persone sono un battaglione di lavoratori instancabili per la difesa del nostro ecosistema, del nostro pianeta e quindi di ognuno di noi. Ho tanta stima di loro. In questi giorni mi hanno ispirato ancora di più a lavorare per la mia missione personale, la protezione del mare, e spero che riescano a sensibilizzare molti altri a fare lo stesso. Grazie Cris, Fred e il team di Sulubaai. Ci siamo salutati finché eravamo troppo lontani per vederci e quindi non era un addio ma un arrivederci, e speriamo a prestissimo. Buonanotte