I filippini hanno il cetriolo di mare più grande che io abbia mai visto. Serve il mare molto piatto per andare a recuperare le nasse perché le barchette dell’isola non sono particolarmente stabili. Per questo siamo partiti puntuali alle 6 e mezza di mattino, prima che si alzasse il vento. L’onda nella baia è quasi assente. Tutti gli orari nelle Filippine sono molto flessibili, mentre su Pangatalan sembra che ognuno abbia l’orologio svizzero. Con Jun abbiamo mollato gli ormeggi per passare a prendere Franco nel suo villaggio, Depla. Avvicinandoci siamo passati prima davanti a una coltivazione di alghe, che usano per fare bioplastiche e alcuni ingredienti alimentari, e poi da un allevamento di cetrioli di mare per matrimoni cinesi. La famiglia di Frango alleva i cetrioli di mare piccoli, particolarmente apprezzati sul mercato cinese. In base a dove erano calate le nasse abbiamo catturato quantità e specie di pesce diverse. Quelle che erano più vicine alla barriera e più esposte alla corrente hanno prodotto di più. Una in particolare ci ha portato quella che sembrava un’intera cucciolata di pesce palla. Mi ha ricordato quando da bambino catturavo i girini nei ruscelli e aspettavo che diventassero rane. La maggior parte non ci sono mai arrivati. Speriamo in un destino migliore per questi pescetti. Oltre a loro abbiamo pescato qualche carango, snapper e pesce coniglio. Con lo stesso principio dell’uccellino dell’altra sera, una grande seppia ha approfittato della luce per predare i pesciolini incantati. Anche lei è finita nella nassa ma per sua fortuna ci interessavano solo i neonati e l’abbiamo rilasciata.

Purtroppo con questo sistema restano intrappolate anche tante alicette che per sopravvivere dovrebbero nuotare in continuazione. Questo non è possibile nella nassa e dunque molte ci lasciano le pinne. Verrano usate come cibo per stimolare l’istinto di caccia dei pesci più grandi del fish lab in preparazione al loro rilascio in natura. Ed è proprio questa la seconda attività della giornata: il ripopolamento. Non potevo trovarmi sull’isola in un giorno migliore. Subito dopo aver riempito gli acquarietti con i neonati ben selezionati per specie (o quella che pensiamo essere la specie visto che sono quasi tutti trasparenti e difficili da distinguere) stavamo per svuotare tutte le vasche grandi dai pesci ormai adulti. Li abbiamo sistemato in delle gabbiette e poi nelle ghiacciaie piene d’acqua. Hanno collaborato tutti a trasportarli alle barche, incluso Master che camminando verso la barca in acqua bassa si è preso la puntura di una cubomendusa. Non deve essere stata una sensazione piacevole. Quelle australiane sono mortali, quelle Filippine sembra (e oggi abbiamo verificato) che non lo siano. Master sarà per sempre grato a mamma per avermi fatto comprare l’ammoniaca in farmacia prima di partire dall’Italia. Ha chiesto se mamma glie ne possa inviare una quantità industriale. Le mute che avevamo indossato in spiaggia si sono rivelate utili durante il tragitto dato che siamo stati colpiti da un fronte di pioggia forte.

Siamo arrivati sullo spot prescelto per il rilascio, una zona praticamente desertificata dalla pesca com cianuro. Mi sono trasformato nel videomaker ufficiale del team. Fred si era raccomandato di fare bei video soprattutto del rilascio dei barramundi e dei pesci pipistrello perché erano particolarmente rilevanti per un progetto. Se tutto va bene dovrebbero essere pubblicati sui social della fondazione ad agosto. Il rilascio consiste indie step: oggi si lasciano i pesci sotto delle reti a campana per acclimatarsi e domani si torna a liberarli. Mentre i ragazzi aprivano le gabbiette di trasporto dentro la campana, io dovevo fila ed l’uscita dei pesci. I pesci pipistrello si sono dispersi nella campana appena Jun ha aperto la gabbietta, prima ancora che io me ne accorgessi. Mi ero perso metà della ripresa utile. Con i barramundi invece ci è voluta una pazienza infinita. Sembrava che giocassero a fare i mimi. Per loro la porta della gabbietta sembrava che non fosse mai stata aperta. La percorrevano avanti e indietro come se fossero ancora in prigione. Sono stato 7 minuti sdraiato sulla sabbia con il braccio teso a tenere la telecamera puntata su quei pesci tanto importanti quanto tonti. Se domani ci mettono lo stesso tempo a uscire dalla campana di protezione li spingo a forza di pinneggiate. Abbiamo augurato buona fortuna ai pesci e li abbiamo lasciati “ai domiciliari” sul fondo del mare fino a domani. Il team ha deciso di andare a svagarsi un pochino. Come? Con una bella immersione ricreativa sul pinnacle! Alla fine della mattinata ci stavano crescendo le zampe palmate, e la verità è che me le sarei fatte crescere volentieri. Tra le decine di famiglie di pesci pagliaccio, ognuna sul suo anemone e territoriali come dei cani da guardia, ecco la rivelazione: il mega cetriolo di mare. Lungo mezzo metro, col corpo tozzo e inaspettatamente bianco, stava brucando sulle rocce con una bocca tonda telescopica che usciva dall’orifizio contornata da petali. Ignoravo l’esistenza di una creatura del genere. Complimenti. Dopo una cinquantina di minuti sui 16-18 metri siamo emersi a caccia del meritato pranzo. Una volta rifocillati Cris mi ha portato a fare un giro della parte dell’isola che ancora non avevo scoperto, ovvero quella che guarda verso Sandoval.

Abbiamo attraversato un bellissimo corridoio di sabbia chiara accessibile solo con la bassa marea. Si trova tra il bosco tropicale e le mangrovie con le radici piantate nella sabbia mezzo metro sott’acqua. Cris viene a meditare spesso in questo angolo dimenticato da tutti gli altri abitanti dell’isola. L’ha dedicato a Buddha, direi in maniera abbastanza evidente. In cima a una caduta di massi scuri che spunta dal bosco c’è poggiata una statua di Buddha alta 2 metri e larga quasi altrettanto. Dalla giungla sbuca un ramo di ficus di Bodhi, l’albero sacro del Buddhismo, che piano piano sta arrivando a proteggere la statua con la sua ombra. Cris è Buddhista, l’avevo intuito dal simbolismo nelle decorazioni dentro la loro casa, ma non avevamo mai toccato l’argomento. Il Buddhismo mi affascina molto. Sono tre anni che visito l’Asia eppure non mi sono mai veramente applicato per provare a praticarlo più approfonditamente. Mi piacerebbe provare. Le filippine non sono certamente il posto giusto visto che la religione principale è il cattolicesimo, ma ci sarà occasione in futuro. Stasera è la mia ultima sera a Pangatalan. Jun, Ann, e Laura mi hanno proposto di fare una partita a Cambio, lo stesso gioco che mi hanno insegnato Fede e Giulia in Sardegna e che ormai ho trasmesso a tutti i miei colleghi a Roma come attività per la pausa pranzo. È assurdo come dall’altra parte del mondo si conosca lo stesso gioco. Anche dall’altra parte del mondo, comunque, un’altra piccola vittoria a carte l’ho portata a casa! Buonanotte