Oggi mi sono reso conto a cosa deve il nome la Sharkfin Bay. Stamattina appuntamento alle 8 con l’istruttore e guida di sub dell’isola. Non ho ancora scoperto il suo vero nome. Tutti lo chiamano Master perché è un divemaster. Ci siamo trovati al centro sub, una piccola capanna di legno e foglie di palma alla base del pontile. Dentro ci sono due compressori per le bombole e tutta l’attrezzatura subacquea adatta ad una spedizione scientifica. Abbiamo fatto un briefing che includeva i gesti per indicare le varie specie di pesce. Una mano aperta sulla testa significava chiaramente squalo. Durante il briefing ho capito che effettivamente mi stavo accodando a Kim nella sua sessione di campionamento dei pesci sulla barriera.

Oggi era il suo turno mensile di campionamento sul corridoio ecologico. 180 metri fuori dal reef che circonda l’isola si trova una grande secca con base a 25 e cappello a 5 metri di profondità. Il “pinnacle” è stato vittima di pesca aggressiva e ormai ospita pochissima vita. Dopo averla incluso nell’area protetta, Fred ha deciso di accelerare il suo ripopolamento con un “corridoio umanitario” per pesci. Il reef dell’isola principale ha ormai raggiunto una popolazione sana, capace di espandersi, ma i pesci non ci pensano nemmeno ad avventurarsi in acque aperte, non protette da barriera. Come fare a convincerli a spostarsi sul pinnacle? Servivano dei rifugi intermedi. Così il team di Sulubaai ha immerso 17 grandi strutture di cemento, una ogni 10 metri, che collegano il reef principale al pinnacle. Le strutture ricordano dei ragni alti 2 metri poggiati su sabbia e fango. Saranno presto ricoperte interamente da coralli per il bene dell’ecosistema e dell’occhio umano. A solo un anno dalla posa sono già un’autostrada di vita. Durante il campionamento Kim ha osservato una gran quantità di pesci neonati, un indizio che i pesci si trovano bene nella zona e stanno trasferendo la propria casa sempre più verso la secca. La visibilità sul corridoio era pessima e l’acqua era piena di particelle in sospensione. Per farmi godere l’immersione Master ha deciso di staccarci da Kim, che era accompagnata dall’altro master (questo ha un nome, si chiama Fernando) e fare un più convenzionale giro del reef. Ha fatto bene. Oltre a tutte le specie ormai note a me e a chi legge i miei diari abbiamo incontrato una rarissima coppia di pesci coccodrillo. Sono creature impressionanti, quando si riesce a vederle. Master è stato bravo perché sono poggiati sul fondo e sono mimetici come degli scorfani. Il muso, gli occhi e la prima parte del busto però sono quasi identici a quelli di un piccolo coccodrillo pronto ad attaccare. È quasi una delusione scoprire che al posto delle zampe anteriori abbiamo due pinne.

Quando siamo riemersi abbiamo aspettato mezz’ora perché il team di ricerca facesse la decompressione. Fanno lunghe immersioni, oggi di 86 minuti, perché devono fotografare e annotare sulla lavagnetta tutto quello che vedono. Aspettandoli a bordo della barchetta ci siamo goduti la vista a 360 gradi della Sharkfin bay e abbiamo chiacchierato con Master e Rubén, un giardiniere che per la giornata era stato promosso a capitano. Master ha detto di aver fatto almeno 500 immersioni nella baia e non aver mai visto uno squalo. Con mia grande sorpresa mi ha spiegato che il nome della baia non veniva dagli squali che la popolano ma dalla forma delle colline circostanti. Ognuna ha la forma di una pinna di squalo. Non ci volevo credere, ne ho avuta una dritta davanti al mio terrazzo per 3 giorni e non me ne sono mai reso conto.

Fuori Kim, dentro Jun. Abbiamo scaricato la barchetta dalle bombole, pinne e subaquei e siamo ripartiti alla volta dell’allevamento. Sulla chiatta ci aspettavano due pescatori del villaggio accanto, in via di conversione all’acquacoltura. Ancora non sono del tutto fedeli alla nuova attività. Stavano usando la piattaforma come base per pescare i pescetti che nuotavano intorno alle gabbie.

Jun è un ottimo manager. gli ha dato tutte le spiegazioni su come misurare la quantità di pesce in gabbia e come dosare il mangime di conseguenza. Io ho mostrato come fare il movimento della mano per distribuire il mangime a ventaglio nella gabbia così da farlo arrivare uniformemente a tutti i pesci. Me l’aveva insegnato l’anno scorso Aitem, il responsabile di un impianto di trote dei Salvador in Friuli. Oggi sono piacevolmente sorpreso dei miei progressi da equilibrista sulle travi di bambù. Erano ormai 24 ore che fremevamo per il barbecue di maiale. Poco dopo essere rientrati alla base ha suonato l’attesissimo gong per chiamare tutti a pranzo. Mi aspettavo un evento quasi come una “fiesta”, classica fiera di villaggio dedicata al santo patrono ereditata dalla tradizione spagnola. Purtroppo eravamo tutti molto indaffarati e ognuno ha dovuto mangiare a un orario diverso della giornata. Ma ognuno a modo suo ha onorato il maialino cucinato da John con le erbette locali, tra cui forse un po’ di lemongrass. Era eccezionale. Mi sono trattenuto a parlare un po’ con Cris a pranzo, come anche stamattina a colazione. È una donna piena di energia, molto pratica, attenta al dettaglio e premurosa che i suoi ospiti abbiano il massimo comfort. Mi vizia. Manda le donne di servizio alla mia capanna tre volte al giorno: la prima per rassettare e aprire le persiane mentre faccio colazione a casa dei Tardieu; la seconda per cambiare la biancheria e pulire mentre sono in giro a fare le mie attività; e la terza al tramonto per chiudere le persiane, accendere le luci e lasciarmi una caraffa d’acqua per la notte. Mi lascio viziare. Segue molto il suo istinto e sembra che ci azzecchi sempre. Impone le sue regole e non si lascia mai scavalcare. I suoi impiegati devono filare davanti a lei, ma in fondo lei si preoccupa molto per loro. Sia Cris che Fred parlano apertamente del tempo limitato che hanno davanti. Non sono tanto anziani (75 anni lei è 69 lui) ma vivono in una condizione che richiede un’eccellente forma fisica per affrontare le attività di ogni giorno. Nonostante siano una coppia affiatata il modo in cui si comportano davanti a questa consapevolezza è radicalmente diverso: Fred è nel pieno dell’espansione del suo progetto sottomarino e non pensa ad altro, Cris invece sente che ha voglia di dedicare del tempo a se stessa e che dopo tutto questo sforzo se lo sia meritato. Per questo lei è tornata solo qualche giorno fa da 4 mesi di viaggio in India e sento che il suo prossimo viaggio potrebbe essere dietro l’angolo. Proprio sullo sfondo di questa conversazione mi ha scritto mamma per comunicarmi la morte di zio Marcello Muscarà. Lui sì che era anziano, e di cose belle e importanti nella vita ne ha fatte veramente tante. Il tempo di una breve chiamata a casa e subito sono stato reclutato da Jun per andare a posare le trappole luminose per avannotti intorno all’isola. In barca eravamo tre. Era riapparso il suo assistente, Franco, che ha allungato un pochino il weekend di feste pazze (a dire di Jun) e ieri non si era presentato al lavoro. Abbiamo legato le 6 o 7 trappole alle boe che marcano il confine dell’area marina protetta. Sono delle nasse a imbuto con al centro una lampadina che attirerà i pesciolini, il tutto tenuto a galla dalla camera d’aria della ruota di un motorino. Una volta ne hanno presi 4000 in una notte. Quelli che prenderemo a questo turno (si spera) andranno a popolare la nursery per la quale abbiamo preparato il mangime ieri.

Al calare del sole, molto repentino nella zona dell’equatore, ho iniziato a vedere due delle luci sommerse dal mio balcone. Vado a letto immaginando quello che potremmo trovare nelle nasse domani mattina.
Buonanotte
Finalmente sono riuscito a svegliare Giulia e fede di mattina presto, alle 5.30!! C’è una buona ragione: la bacuit bay tende a riempirsi di turisti ma noi la vogliamo tutta per noi. Aspettando che mettessero insieme le forze per alzarsi sono corso sulla spiaggia a vedere i colori dell’alba. C’era la luna piena di ieri sera ancora completamente illuminata sullo sfondo di un cielo rosa e la silhouette di tutte le isole che costellano la baia. Uno spettacolo mai visto. Alle 6.30 puntuali eravamo all’appuntamento col motoscafo a Vanilla beach. Tutta questa puntualità non è da noi. Ci siamo fermati una mezz’oretta a fare colazione. C’era una coppia francese con cui abbiamo prenotato in condivisione che abbiamo fatto aspettare sulla spiaggia guardandoli dall’alto della terrazza del ristorante. Menomale che sono pazienti e gentili. Di solito il giro della bacuit bay si fa su delle grosse bangka con 20 persone a bordo e si seguono degli itinerari ben precisi in cui vanno tutte le altre Bari che turistiche. L’ho provato la scorsa volta che ero a El Nido ma non mi è piaciuto per niente. Solo pochi motoscafi hanno il permesso di girare liberamente per la baia e visitare lagune e baie veramente isolate. Sono quelli di Czarina, una conoscente di Alec che sembra essere particolarmente legata alla figlia del presidente delle Filippine. Abbiamo sfrecciato subito verso un’isola rocciosa in cui non sembrava ci fossero approdi sicuri. Avvicinandoci, il capitano Marc non dava segno di decelerare. Eravamo a pochi metri dal muro di roccia, ma lui continuava. Era un effetto ottico, c’era un ingresso tra le alte mura rocciose e poi un muro di fondo. Eravamo in una baia circolare, nascosta. Era bellissima ma le nostre aspettative erano ancora più alte di così. Tutto qui? Assolutamente. C’era un altro muro di roccia con un altro buchetto in cui si passava a malapena a bordo di una canoa. Attraversato quello sembra di essere in un mondo a parte. C’è silenzio, solo qualche richiamo di uccello. Condividevo la canoa con Giulia e ad ogni remata ci sembrava di disturbare la pace senza tempo di quel luogo contornato da alte rocce nere e vegetazione rigogliosa. La nostra guida ha iniziato a fischiettare il motivo di Titanic. L’abbiamo guardato malissimo. Quello era solo il primo di una serie di luoghi spettacolari in cui siamo stati. La secret lagoon, la secret beach, la hidden beach che ha ispirato il film “the beach” con di Caprio giovane. Insomma tutti nomi molto caratteristici e che sembrano legittimi quando si girano i luoghi di mattina così presto. In tarda mattinata è arrivata la invasione di turisti di massa e ci siamo andati a rifugiare su una spiaggetta immersa nella giungla. C’era solo una casetta diroccata dove presumibilmente hanno cucinato dei meravigliosi piatti che erano pronti per noi su un lungo tavolo arrangiato in riva al mare. Il menù è il solito, e non ci lamentiamo! Pesce alla griglia, pollo al curry, maiale stufato, gamberi in salsetta, riso, noodles, insomma non proprio un picnic sulla spiaggia ma piuttosto un banchetto che chiama una siesta. E infatti… tutti in fila sulla spiaggia a ronfare. Era l’ultima tappa e con la meraviglia della natura alla quale avevamo assistito non volevamo tornare indietro per nessun motivo. E infatti così non è stato. Ci hanno portato a sorpresa in altre tre location. La prima era la più spettacolare. Era un’isola a forma di uovo di pasqua, sia fuori che dentro. Tutta rocciosa e scura più fina al livello dell’acqua che a metà altezza, solo con un ciuffetto di vegetazione in cima. Ma la sua particolarità era un’altra. Ci siamo entrati dentro con la barca e abbiamo scoperto come una una cattedrale gotica con altissime colonne di roccia schiarita da umidità e forse da guano di pipistrello. Sul muro in fondo si vedeva come una nicchia scavata a forma di madonna illuminata da un singolo raggio di luce proveniente da un buco nell’altissimo soffitto. Era tutto naturale. Non c’era lo zampino dell’uomo. Spettacolare. Eravamo al riparo dalla pioggia che intanto ci aveva raggiunti. La seconda tappa del pomeriggio era uno snorkeling intorno a un’isoletta. Il suo reef era gigante sia per estensione della barriera sia per la taglia di ogni corallo. Alcuni saranno stati anche di 3 metri di diametro. In mezz’ora di nuotata non penso di aver visto nemmeno un angolo di roccia. Erano solo coralli. Quando sono entrato in acqua una micro ricciola zebrata gialla e nera mia ha identificato come valida protezione e si è messa al riparo sotto la mia pancia. Spesso si trovano sotto il cappello di grandi meduse, squali, tartarughe o vari oggetti galleggianti. Quando iniziavo a nuotare veniva esattamente sotto la lente della mia maschera per farsi spingere in avanti dall’acqua che spostavo con la testa. Mi è stata fedele per tutta la nuotata finché poi l’ho dovuta abbandonare quando sono montato in barca. Chissà chi o cosa userà come prossimo rifugio. Noi intanto ci siamo diretti su una spiaggetta per coronare la nostra gita di oggi con una partita a beach volley. Papà, fede e Giulia contro me è la coppia di francesi. Abbiamo perso più partite di seguito ma è stato bello perché ci siamo affiatati tra di noi. Al rientro era quasi il tramonto e non volevamo perderci lo spettacolo. A La Plage hanno organizzato un dj set con vista sulla baia. Ci siamo stati poco perché ho voluto portare tutti a mangiare con le mani il classico boodle fight servito su foglie di banana. Eccezionale come la prima volta che l’avevo assaggiato al Golden Monkey. La sera stessa mi ha scritto Alvin, il receptionist del Golden Monkey. Aveva scoperto che ero stato a cena lì quando lui non c’era e ci teneva a salutarmi. Voleva parlare di un discorso in particolare. Carlyn un paio di settimane fa mi aveva mostrato una foto di tutto il suo team che mangiava la boodle fight per celebrare la fine della stagione. C’era una donna elegante con un vestito rosso e un rossetto spesso. Era proprio Alvin, o meglio Vina, la sua identità femminile. Sapeva che ero al corrente e mi ha chiesto cosa ne pensassi. Gli ho detto che la trovavo molto elegante. Si è gasato/a e ho pensato che fosse meglio interrompere qui la conversazione per ora. Buonanotte.