Ho dimenticato l’ombrello in aereo. Il regalo del tassista è durato veramente poco. Avevo provato a portarmelo in cabina ma mi hanno obbligato ad imbarcarlo. Carico di emozione per l’arrivo sulla verdissima isola di Palawan e con solo tre ore di sonno alle spalle, chi si sarebbe mai ricordato di un ombrello al ritiro bagagli? L’aeretto a elica ha traballato parecchio durante l’atterraggio per via degli strascichi del tifone ma l’ho notato a malapena. Ero incantato a guardare le decine di isole rigogliose di giungla tropicale nella regione di El Nido, sulla punta nord di Palawan. Fuori dall’aeroporto mi aspettava Fred. “Fuori” si intende al di là del cordone perché l’aeroporto non ha un vero spazio al chiuso. Con sua moglie Cris e il nipotino Maseo mi avevano aspettato per tutte le 24 ore di ritardo in un hotel di gestione della loro famiglia sulla spiaggia vicino all’aeroporto. Sembra che in questa stagione sia normale scontare giornate intere di attesa che gli aerei possano finalmente atterrare. Siamo partiti sul pick up alla volta del villaggio di Sandoval e abbiamo usato l’oretta di strada per aggiornarci sulle rispettive aziende. Con Fred, un signore marsigliese di 70 anni con l’animo di un’adolescente entusiasta e l’esperienza di uno che ha vissuto 3 vite, ci siamo conosciuti a Monaco un anno e mezzo fa. Eravamo a un evento sull’economia del mare ed eravamo entrambi alla Monaco Ocean Week per presentare le nostre attività a potenziali investitori. Ci siamo trovati grazie al nostro comune amico Ben. Lui aveva bisogno di un mangime sostenibile per il suo progetto di ripopolamento dei pesci nella Sharkfin Bay, e io ho sempre sognato di, un giorno, fondare un’aerea marina protetta seguendo i miei principi e valori. Fred ne ha fondate e ne gestisce quattro nella baia e ne ha in programma altre 12 per il prossimo paio d’anni. Sulla strada abbiamo visto i primi segni di allagamento lasciati dal tifone, oltre alle classiche scene dell’ecosistema stradale del sud est asiatico: cani che dormono in mezzo alla strada, riso ad asciugare su teli in piena carreggiata, bufali e capre che attraversano, cani a dormire sul riso, bufali che calpestano il riso, capre che campano, capre che crepano. A Sandoval la situazione allagamento era più critica. Il fiume aveva esondato sul villaggio e aveva allagato, tra le altre cose, il centro di ricerca sui coralli della Sulubaii Environmemtal Foundation, ovvero l’organizzazione di Fred. Il suo team aveva già ripulito tutto, ma i danni più grandi erano i due ponti di legno sradicati e le innumerevoli barche da pesca che avevano sbattuto tra di loro e contro la riva del fiume. Sembra che i pescatori locali non abbiano accesso a nessun mezzo di comunicazione e non siano stati avvisati in tempo dell’arrivo del tifone.

Abbiamo visto tutto mentre percorrevamo il corso d’acqua sulla barchetta che ci stava portando verso la baia aperta e poi finalmente fino all’isolotto di Pangatalan, il piccolo resort privato di Cris e Fred. È un’isola verdissima, con le fronde degli alberi che arrivano a specchiarsi nell’acqua e solo due piccole spiagge chiare, una per lato. Dal mare non si vede nemmeno un’abitazione. Sembrerebbe selvaggia se non ci fosse il lungo moletto che permette l’attracco di piccole barche anche con bassa marea.

Bisogna camminare 5 minuti in salita tra la curatissima vegetazione tropicale per arrivare a casa di Cris e Fred, in cima all’isola. La casa è accogliente, con due grandi porte una di fronte all’altra aperte tutto l’anno, giorno e notte e che trasformano il salotto un una specie di atrio all’aperto: una è la porta di entrata e l’altra dà sulla veranda con vista sulla costa da dove eravamo venuti. Non c’è traccia di insediamento o attività umana in tutto il panorama. A un primo approccio potrebbe sembrare che i signori Tardieu si siamo comprati un’isola con una bella casa in legno scuro e e ci stiano passando la pensione. Tutto il contrario. Hanno ricostruito sasso per sasso un’isoletta distrutta dallo sfruttamento delle sue risorse naturali (sabbia e legna venivano venduti ai resort di Palawan), hanno piantato decine di migliaia di alberi, hanno costruito mattone per mattone e asse per asse la loro casa e qualche capanna sparsa per l’isola per ospitare lavoratori, familiari e amici in visita. Cris è architetto di interni e ha pensato a ogni dettaglio per rendere le costruzioni sia belle che funzionali. Hanno fatto tornare gli uccelli è tutta la biodiversità originaria della zona. L’isola è completamente indipendente per quanto riguarda l’energia e preleva l’acqua da una montagna sulla costa, alla quale sono collegati con un piccolo acquedotto sottomarino con sistema unicamente a caduta, senza pompe. Potevano vivere benissimo così, ma quando hanno finito si sono accorti che il mare circostante era distrutto dalla pesca eccessiva e particolarmente invasiva per via di metodi distruttivi come l’uso di bombe e cianuro. Si sono messi a ricostruire anche il fondo marino, corallo per corallo (ad oggi oltre 10mila) e questo non poteva che portarli a inaugurare la prima area marina protetta di una lunga serie. Di questo parlerò più approfonditamente nei prossimi giorni. Per molti aspetti il pranzo in veranda con una piacevole brezza mi ha ricordato un pranzo in famiglia sul nostro terrazzo di Santa Maria la Scala. Mi aspettavo un piatto locale ma sono stato sorpreso da una linguina allo scoglio eccezionale, cucinata dalle cuoche e sorelle Ann e Angie con i frutti di mare locali e seguendo la ricetta di Cris. Mi sono risvegliato da una siesta nella mia capanna di lusso con vista su Sharkfin Bay (e spiaggia privata!) con un meraviglioso cielo azzurro. Il primo da quando sono in Filippine. Ho conosciuto Jun, il responsabile dell’avannotteria dell’isola. Jun è un ragazzo che ha coltivato la sua passione per gli acquari sin da piccolo balla sua. Città che si trova dalla parte opposta delle filippine. Da un paio d’anni ha trasformato la sua passione in lavoro qui a Pangatalan.
Per conto della Sulubaii Environmental Foundation raccoglie piccole larve di pesce nell’area marina, le seleziona e le porta ad una taglia in cui altri pesci hanno difficoltà a predarli. Così facendo lui è tutto il team della fondazione riducono la mortalità, che per una larva di pesce in natura sarebbe di oltre il 95%. Grazie al reinserimento e alla protezione negli ultimi anni sono riusciti a triplicare il numero di pesci nelle aree protette. Nel centro c’erano pesci palla, pesci pipistrello, pesci coniglio, barramundi e tante altre specie. Ma era giunta l’ora di andarle a vedere nel loro ambiente naturale. Con Jun e Maseo siamo andati in punta al moletto e abbiamo fatto un giro con la maschera. C’erano moltissime specie, tra cui dei grossi snapper che vivono stabilmente tra i piloni del moletto. Ho visto per la prima volta una stella piumata, che cattura il plancton con i suoi tantissimi tentacoli esposti alla corrente. Ho anche iniziato a insegnare ai ragazzi a fare le bolle a ciambella ma devono allenarsi ancora un pochino per riuscirci veramente. Risalendo sul pontile dalla scaletta sono stato morso da un aggressivissimo pesce molto territoriale della taglia di circa 3cm. Ho dichiarato la mia sconfitta e sono scappato fuori dall’acqua. Maseo è appassionato di rettili. Nella passeggiata per casa ci siamo fermati in una zona dell’isola dove spesso si vedono i bayawak, dei grandi varani locali che però oggi erano timidi. Riproveremo domani. A cena con la famiglia, Jun e qualche altro collaboratore locale ospite sull’isola, ci siamo trattati bene, con un buon vino bianco francese e delle bruschette con olio di Leano, che gli ho portato in dono per l’ospitalità. Inizio a pensare che forse non sia sufficiente per ricambiare la meravigliosa ospitalità dei Tardieu. Tutti i prodotti sono locali, il pesce è freschissimo e la carne e gli ortaggi sono fatti nella fattoria della famiglia, che si trova sulla costa proprio di fronte all’isola, ma che magicamente non si vede dal mare. Dopo cena abbiamo giocato a carte e Maseo vinceva sempre, tanto che mi ha fatto passare la voglia di scrivere, per cui buonanotte.