Ieri sera sono riuscito a prenotare un’attività che non potevo lasciarmi scappare e quindi stamattina all 6.15 eravamo già sullo scoglio di Kimud Sohal, lo stesso di ieri, pronti a immergerci. Questa volta ho preso una guida privata e gli ho dato una direttiva ben precisa: non mi interessano gli squali volpe. Sono tornato sulla secca per andare a scoprire cosa ci fosse in basso, sulla batimetrica dei 40 metri. Ho avuto una buona intuizione. Erano lì i giganti snapper, le cernie negli anfratti e i gruppi di dozzine di caranghi cavallo. Tutti i grandi predatori, inclusi gli squali, erano lì, nella leggera corrente che percorreva il muro di roccia. Gli squali volpe a quella profondità non si preoccupano più dei sub e fanno i loro giri indisturbati. Di solito non mi interesso particolrmente dei pesci durante le immersioni, mi appassiona di più visitare relitti, grotte e formazioni rocciose particolari. Le molte specie che ho visto oggi e le condizioni sfidanti dell’immersione profonda mi hanno fatto apprezzare molto questa esplorazione subacquea.
Oggi, però, è sabato e dunque il fondo marino non è la cosa più spettacolare che avrei visto. Uno dei marinai della barca sub mi ha invitato alla lotta dei galli. Al rientro a terra abbiamo preso il suo motorino e siamo partiti per l’arena. Sull’isola le case sono principalmente di legno e c’è un unico generatore. L’acqua che esce dal lavandino delle capanne è salmastra, e non è scontato che ci sia acqua, né che ci sia il lavandino. L’arena dei galli è un’infrastruttura moderna, in cemento, con spalti in acciaio, un sistema audio potente con microfono wireless. È chiaramente un’attività importante.
Accanto c’era uno spiazzo sterrato all’ombra di un grande albero in cui i proprietari dei galli si mettono in cerchio, accovacciati con in braccio il loro campione, per confrontarli per taglia e per esperienza e dunque formare le coppie di sfidanti. I galli sono bellissimi, snelli e con grandi penne colorate e brillanti sulla coda. Sono chiaramente tenuti come dei gioielli preziosi.

Una volta scelta la coppia si passa alla vestizione. Quello che avevo ignorato fino a oggi era come facciamo due galli a combattere fino alla morte. Ho trovato la mia risposta nello sperone affilatissimo che gli viene montato sul retro di una zampa. I galli, preparati alla battaglia ma inconsapevoli del rischio che correranno nei prossimi minuti, entrano nell’arena con i loro preparatori atletici. Vengono mostrati al pubblico sui quattro lati del ring perché ognuno possa fare le sue valutazioni sulla taglia. Ancora nella presa salda dei proprietari vengono portati al centro, posizionati faccia a faccia per mostrare la loro furia che potrebbero scatenare contro l’avversario. Drizzano le penne del collo come criniere di leoni e provano ad attaccare. Per farli arrabbiare ancora di più, a turno vengono immobilizzati per lasciare che l’avversario gli dia qualche beccata in mezzo alla gola. Intanto negli spalti tutti gli uomini del paese hanno iniziato ad alzare la voce. C’è chi urla “biya biya biya biya” e c’è chi urla “inilog inilog inilog”, rispettivamente per piazzare le scommesse su uno o l’altro gallo. Io mi sono astenuto dallo scommettere per un motivo molto importante: dovevo prima capire come funzionava. Dalla seconda in poi ho scommesso su quasi ogni battaglia. Il ragazzo del diving era il mio bookmaker. Dal mio gradino in alto gli indicavo su quale gallo riponessi la mia fiducia e con le dita gli indicavo il valore della scommessa. Erano alte le scommesse, specialmente se messe a confronto col prezzo del cibo. 300-500-1000 pesos significava 4-8 pasti completi. Invece per il proprietario del pollo vincente il pasto era gratis perché si accaparrava la carcassa di quello perdente. Mi hanno spiegato però, che è sempre un rischio mangiarla perché prima del combattimento i galli vengono dopati endovena per essere più cattivi e ogni tanto qualcuno dopo cena finisce per sentirsi male.
Nell’arena i galli sono inconsapevoli che stanno per diventare degli assassini o peggio, che stanno per essere uccisi. Quando vengono lasciati liberi dai proprietari si scrutano per qualche minuto, poi uno inizia la zuffa per dare un semplice segnale di difesa del territorio, l’altro risponde e inizia una danza in cui uno attacca raso terra e l’altro si lancia in aria e riatterra alle sue spalle, poi si invertono i ruoli. Probabilmente iniziano a causarsi qualche taglietto in questo processo per via delle lame di rasoio che non sanno di avere ai piedi. A un certo punto uno dei due si stanca e l’altro riesce a saltargli sul collo con le zampe. Per beccargli la testa. In una normale situazione di territorialità il gallo perdente scapperebbe a gambe levate ma qua è troppo tardi perché la zampa che ha sul collo è praticamente una ghigliottina.

Durante la battaglia continua a tornarmi il pensiero che noi uomini abbiamo sempre amato vedere gli animali ammazzarsi a vicenda. Lo facciamo da sempre e gli antichi romani ne sono la prova. Ci piace il vino, le donne, e guardare atti di violenza tra animali e potenzialmente anche tra persone. Mi sembra strano che i filippini, un popolo così mite e così legato agli animali, si sia avvicinato a un’attività sanguinaria del genere. C’è lo zampino degli spagnoli al tempo della colonizzazione.
I due galli, alla fine della lotta, vengono sollevati e poi lasciti cadere per terra per dare prova di quale atterri sulle sue zampe e quale no. La carcassa viene lanciata verso l’uscita e imbustata dal coach vincente. La metà degli spettatori sborsano i soldi e l’altra metà li incassa. Poi tutti a giocare a testa o croce in attesa del prossimo incontro. Quello che vincevo ai galli lo perdevo a testa o croce e vice versa. Alla fine ne sono uscito in pari ma per me non era una questione di vita o di morte.
La sera, dalla mia tenda sentivo un cantante con la chitarra e mi sono avvicinato alla spiaggia. Ho scoperto che Carlo era il cantante più richiesto dell’isola. Me l’ha raccontato Marel, la direttrice del bar. Cantava in inglese, francese, spagnolo, italiano. Creava un’atmosfera molto coinvolgente. Poi è apparsa Rowena. Marel ci ha fatto alzare da tavola per ballare sulla sabbia e abbiamo ballato fino alle 10, quando chiudono tutti i locali.

Gli ho fatto un’ultima richiesta per coronare la serata: knocking on heaven’s door: lenta, con le onde del mare dietro, molto romantica. Eppure eravamo entrati nel clima ballereccio e la serata non poteva spegnersi così. Rowena ha proposto di andare in discoteca. In realtà erano 3 giorni che decantava la discoteca del sabato sera. Abbiamo preso il moto taxi in tre e siamo finiti su un campo da basket sperduto sulla punta nord di Malapascua, oltre il faro. La musica era bella e fortissima. Sul campetto c’erano tutti, dai bambini di 4 anni fino si vecchietti coi bastoni. Era più una fiera di paese che una discoteca ed era divertente così. C’era anche un banchetto per scommettere sui dadi. Ho perso gli ultimi soldi che mi erano rimasti dal pomeriggio.

Con Rowena ci siamo scatenati a ballare e con suo grande disappunto, solo a ballare. Siamo rientrati in paese attraversando le stradine tortuose dell’isola in sella a un motorino: il conducente davanti, io in mezzo e lei dietro.
Penso di aver visto tutto a Malapascua. Domani inizierò il mio viaggio verso sud.
Buonanotte.