L’adobo è famosissimo ma non te lo serve nessuno. Sono appena arrivato nelle Filippine, contro i pregiudizi di molti che mi avevano sconsigliato il viaggio perché è stagione delle piogge. Piove, piove tanto. Il tifone che si sta abbattendo su tutto l’arcipelago in questi giorni ha bloccato molti dei voli interni, incluso il mio da Manila a Palawan ma non ha di certo bloccato me dal visitare Manila per lungo e per largo. Ho fatto anche tenerezza al tassista che mi ha regalato un ombrello. Visitando “intramuros”, la cittadella fortificata eretta dagli spagnoli nel sedicesimo secolo mi sono reso conto della fortissima influenza coloniale. Chiese e palazzi ad uso privato e pubblico sono di architettura puramente spagnola, la maggior parte delle città e isole hanno nomi spagnoli e anche molti nomi di oggetti, date e numeri in spagnolo sono stati integrati tal quali nella lingua filippina. Mi sono fatto una cultura su alcuni degli eroi della storia locale: Lapu Lapu è il primo grande eroe delle Filippine perché ha provato ad opporsi alla prima colonizzazione spagnola nel 1521, addirittura uccidendo Magellano. Andrés Bonifacio è considerato il padre della rivoluzione filippina di fine 800 e infine José Rizal è il più sentito eroe, martire e quasi considerato una divinità nelle Filippine per aver apertamente denunciato gli abusi della dominazione spagnola. Insomma, questi spagnoli non piacevano proprio a nessuno. Solo Carlos IV si salva perché ha portato qualche medicina dall’Europa. Menomale che con un po’ di pressione gli Stati Uniti li hanno convinti a vendergli l’intero arcipelago per 20 milioni di dollari. Fuori dalle mura di cinta la cittadella originariamente aveva un fossato, che però favoriva la proliferazione delle zanzare, quindi gli americani l’hanno riempito di sabbia. Poi hanno guardato questa specie di corridoio cosparso di dune e si sono resi conto che piantandoci un po’ di erbertta sarebbe uscito un ottimo campo da golf. Così è nato un verdissimo e suggestivo golf club urbano che divide la città storica dai grattacieli della nuova Manila.

Al contrario dello Sri Lanka, questa volta non mi sono fermato a giocare perché stava già facendo buio. Sono invece partito alla ricerca del decantatissimo adobo, il tradizionale piatto di maiale e pollo fermentati con lo scopo di migliorarne la conservazione. Ho camminato un’ora per baracche e ristoranti prima di trovarne uno. Mi chiedo se sia effettivamente così popolare. Quel che è certo è che è buonissimo e corona la mia giornata alla scoperta di Manila. Domani secondo tentativo di salire sull’aeretto per Palawan. Buonanotte.
